La sindrome della corteccia prefrontale (PCF)

Abbiamo  visto che la corteccia prefrontale è di estrema importanza  perché apre letteralmente la strada ai nostri pensieri per dare loro vita, per mediarli e per avanzare continuamente aggiustamenti dei neurotrasmettitori in quanto rappresenta proprio il terminale di tutti i neuromodulatori. Le aree di questa regione dialogano tra di loro creando una sinergia fondamentale per le risposte alle emozioni che proviamo ogni giorno. Può accadere però che per svariati motivi l’efficienza di tale area si a compromessa creando disfunzioni gravi e molto spesso invalidanti. Il quadro patologico prende il nome di: sindrome frontale.

La sindrome frontale è un quadro clinico la cui frequenza epidemiologica è statisticamente correlata ad eventi traumatici di varia natura (traumi cranici, concussioni, contusioni, ecc.), e che colpiscono con maggior frequenza i giovani di sesso maschile e d’età compresa tra i 15 ed i 24 anni.  La sindrome frontale può inoltre essere conseguenza di un disturbo cerebrovascolare (afflusso irregolare nel cervello) e in questo senso colpisce prevalentemente soggetti predisposti a tale patologia (anziani, ipertesi, obesi, sedentari ecc). E’ oltretutto conseguenza di una diversa percentuale di neurotrasmettitori dovuta a cause iatrogene (causata da farmaci): farmaci antidepressivi e steroidei, chiamando in causa anche gli ultimi ritrovati  farmaceutici (finasteride) che combattono l’alopecia androgenetica (calvizie).

I sintomi della sindrome frontale sono svariati e possono essere estremamente invalidanti per il soggetto che ne è colpito. Si pensa molto spesso siano  passeggeri legati ad un periodo particolarmente stressante ma a volte il quadro risulta essere più complesso.

Una delle principali caratteristiche della sindrome riguarda la depressione. La difficoltà a reagire attivamente agli eventi quotidiani e a mantenere un buon umore costante durante la giornata. La persona colpita sperimenta senso di confusione, disorientamento con atteggiamenti irresponsabili e eccessivamente istintivi non adatti al contesto. Si ha incapacità di intraprendere nuove azioni avendo una sensazione di monotonia alternata a impulsività incontrollata. Coloro che ne sono colpiti presentano una spiccata assenza di motivazione a continuare il normale svolgimento delle attività quotidiane sentendo inutile la loro presenza in ogni luogo. È come se si sentissero emarginati dal contesto sociale e questo molto spesso è avvalorato anche dalla loro difficoltà nel problem solving, nel mantenere on-line le informazioni acquisite e nell’eseguire compiti simultanei. Tutto ciò, se non diagnosticato in tempo, suscita nella persona senso di inadeguatezza, sfiducia e difficoltà crescente nell’esprimere le proprie emozioni e problematiche.

Tutte queste sintomatologie investono proprio il ruolo dei neuromodulatori e tra questi quello di importanza fondamentale è proprio quello della Dopamina e della Serotonina.

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