La psiche e il tono emozionale

Schematizzando possiamo dividere la “psiche” in ciò che è impulsivo (la fame, la sete, il sesso, la sopravvivenza) da ciò che è puramente emozionale (la paura, la felicità, lo stupore, il disgusto, lo spavento, ecc…).

Anche i nostri istinti e i nostri impulsi (che di regola dovrebbero essere automatici e stereotipati) sono regolati dalle nostre più profonde emozioni. La paura può bloccare la fame, l’angoscia e la preoccupazione possono indebolirci interferendo sulle nostre difese immunitarie ecc.. Le emozioni sono le vere e proprie protagoniste che ci portano a concepire un  pensiero positivo o negativo che può plasmare i nostri comportamenti nell’immediato ma anche nel futuro condizionando le nostre scelte.

Un emozione di paura, di profonda angoscia o smarrimento stimolerà i neurotrasmettitori quali adrenalina, noradrenalina e cortisolo in modo da attivare determinati schemi specifici che interagendo con l’ippocampo (zona deputata alla memoria) e la corteccia prefrontale (zona di consolidamento), imprimono vividamente quei momenti formando i ricordi.

Tutta questa memoria di ricordi ripropone nel futuro le stesse sensazioni ed emozioni già provate in precedenza se dovesse ripresentarsi quello stesso episodio trascorso o anche se dovessimo semplicemente rievocarlo con l’immaginazione.. Il fatto interessante è proprio questo:  anche il solo pensiero, anche se non vissuto, di un evento felice o traumatico produrrebbe a livello neurofisiologico emozioni in grado di creare reazioni fisiche. Pensiamo al solo desiderio di fare sesso con una persona senza vivere l’atto realmente: nell’uomo avremo una probabile erezione e nella donna una lubrificazione più intensa.

Raggiungiamo il piacere perchè le emozioni accompagnate dai neurotrasmettitori creano l’evento come se fosse reale. L’impulso della fame è destinato all’approvvigionamento di qualsiasi fonte di energia per mantenere in vita la persona ma sono le emozioni che discriminano, in base ai propri gusti, quello di cui vogliamo nutrirci. Come per la sete molte volte optiamo per la coca-cola anziché per la semplice acqua.

Il piacere provato poi dall’assunzione di determinati cibi (o dalla soddisfazione di bisogni) in base alle emozioni prodotte da quello che pensiamo, crea un “rinforzo” che stimola dopamina quando vengono mangiati (o soddisfatti).  La produzione di questo neuroormone  crea, in futuro, quella speciale emozione di piacere  che ci induce a ricercare la soddisfazione in base a quello che abbiamo provato (che se cronica prende il nome di dipendenza).

L’emozione quindi, come dice William James, noto molto negli stati uniti come esperto di emozioni e coscienza, “è ciò che trasforma un oggetto semplicemente percepito in un oggetto emotivamente sentito”.

A questo punto dopo forti riflessioni e congetture potremmo trarre l’erronea conclusione che ogni emozione scaturita da un evento trascorso, o che semplicemente viviamo scaturisce in noi  delle reazioni fisiologiche e cerebrali pressochè uguali per tutti. Non è invece cosi perché 100 anni dopo dalla scoperta di James i neurobiologi scoprirono che comunque ognuno di noi ha quello che si definisce, tono emozionale di base.

In definitiva ciò che sentiamo, percepiamo, avvertiamo e traduciamo i termini di reazioni neurofisiologiche è correlato al nostro sentire e percepire che è prettamente individuale, soggettivo e personale.

Le diverse allocazioni, percentuali e quantità di neurotrasmettitori di base ci offrono un imprinting emozionale che si traduce in fervidi ricordi ed esperienze che sono alla base anche dei nostri stati comportamentali futuri influenzando le nostre scelte, sulla base di come ci hanno fatto vivere gli eventi trascorsi.

Ci viene allora da pensare che tutto dipende da come reagiamo ad ogni fatto scatenato e che le reazioni future saranno squisitamente già prestabiliti.  Ciò è giusto ma fino ad un certo punto.

E’ sicuramente vero che abbiamo un tono  emozionale basale che predetermina le nostre azioni ma è anche vero che i nostri pensieri indirizzati in una specifica situazione positiva e piacevole possono, essendo il nostro cervello un organo plastico che si adatta e risponde, modificare l’intensità e la secrezione dei neurotrasmettitori portandoci verso altre vie.

Bene ma come fanno le emozioni a tradursi in stimoli capaci di secernere neurotrasmettitori che producono reazioni fisiologiche?

Il modo con cui le emozioni si concretizzano, è centrato sulle immagini. Queste sono forse la strategia più facile e meno dispendiosa che il cervello utilizza per far passare celermente le informazioni che attiveranno i circuiti principali del sistema limbico (amigdala, ippocampo e ipotalamo).

Va da se come a questo punto risulta facile associare la memoria alle immagini che visualizziamo in determinati momenti e creare emozioni in base al trascorso memorizzato. Infatti più un ricordo di un evento è stato impresso e più una situazione futura simile ci ricondurrà a determinate emozioni attivando prontamente i circuiti emozionali del sistema limbico con tutti i neurotrasmettitori.

 

 

James W. 1884, What is Emotion? Mind, vol. 19, 188-205.

 

  1. Bottaccioli, Psiconeuroendocrinoimmunologia: i fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo. Le basi razionali della medicina integrata, Milano 1995, 20052.

 

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