Criteri diagnostici condivisi nelle sindromi post-farmaco: un passo importante verso il riconoscimento clinico

Le sindromi post-trattamento da SSRI, finasteride e retionidi sono spesso sottovalutate, ignorate o peggio ancora, liquidate come disturbi psicosomatici. Tuttavia, la letteratura scientifica più recente sta finalmente facendo luce su questi disturbi invalidanti. In particolare, una pubblicazione del 2022 sul International Journal of Risk & Safety in Medicine ha proposto criteri diagnostici condivisi, con l’obiettivo di supportare clinici e pazienti nella comprensione e nella diagnosi di queste condizioni.

Le tre sindromi hanno molto in comune, nonostante siano indotte da farmaci diversi. La PSSD (disfunzione sessuale post-SSRI) può insorgere dopo l’uso e la sospensione di antidepressivi seretoninergici; la PFS (sindrome post finasteride) in seguito alla sospensione della finasteride, un inibitore della 5-alfa-reduttasi usato per calvizie o ipertrofia prostatica; la PRSD (disfunzione sessuale post retinoidi) dopo la sospensione di isotretinoina, farmaco usato per l’acne grave.

Il punto chiave è che i sintomi non si risolvono con la sospensione del farmaco, anzi spesso compaiono proprio dopo l’interruzione e si cronicizzano. Questo è ciò che le distingue da una semplice disfunzione sessuale “da farmaco”.

I criteri proposti includono la presenza persistente di sintomi sessuali come anestesia genitale, ridotta risposta orgasmica, disfunzione erettile, perdita di libido e mancata lubrificazione. Questi devono durare almeno 3 mesi dopo l’interruzione del farmaco ed essere associati a un precedente stato di normalità sessuale. È essenziale che non vi siano condizioni mediche, psichiatriche o ormonali in grado di spiegare i sintomi, il che rende indispensabili esami specifici e approfonditi.

Oltre ai disturbi sessuali, molti pazienti riferiscono sintomi neuropsichiatrici come anedonia, apatia, disconnessione emotiva, difficoltà cognitive e derealizzazione. Questi elementi, sebbene non siano obbligatori ai fini diagnostici, rafforzano il quadro clinico e aiutano a distinguerlo da altri disturbi.

Il lavoro degli autori rappresenta un punto di svolta, perché propone criteri strutturati, essenziali per il riconoscimento formale e medico-legale di queste sindromi. È un passo necessario per uscire dal limbo dell’invisibilità, dove molti pazienti vengono lasciati soli, privi di diagnosi, trattamento e ascolto.

Alla base di queste sindromi potrebbero esserci alterazioni dell’attività recettoriale (serotonina, androgeni), disfunzioni neurosteroidee, downregolazione dei recettori e, secondo alcune ipotesi (non ovviamente documentate), persistente neuroinfiammazione o danni ai circuiti limbici e mesolimbici. Tuttavia, il meccanismo esatto resta da chiarire, rendendo urgente la ricerca in questo campo.

Rendere noti questi criteri significa dare ai pazienti strumenti per farsi ascoltare, per non sentirsi più “invisibili” e per far comprendere che esiste un linguaggio clinico condiviso, utile a sostenere percorsi diagnostici e, auspicabilmente, anche terapeutici. Parlare di questi disturbi non significa solo raccontare un’esperienza personale: significa portare avanti una battaglia di verità e consapevolezza per tutti.

Per approfondire: 

Healy, D., Bahrick, A., Bak, M., Barbato, A., Calabrò, R. S., Chubak, B. M., Cosci, F., Csoka, A. B., D’Avanzo, B., Diviccaro, S., Giatti, S., Goldstein, I., Graf, H., Hellstrom, W. J. G., Irwig, M. S., Jannini, E. A., Janssen, P. K. C., Khera, M., Kumar, M. T., Le Noury, J., … Waraich, A. (2022). Diagnostic criteria for enduring sexual dysfunction after treatment with antidepressants, finasteride and isotretinoin. The International journal of risk & safety in medicine, 33(1), 65–76. https://doi.org/10.3233/JRS-210023

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